Rossella A


Un segno, una piccola indicazione da interpretare e capire. . .
. . . capire ed interpretare per andare avanti nel cammino di questa vita.
Non è facile decidere che strada prendere davanti ad un bivio e se poi le strade sono molteplici ci si sente totalmente disorientati. . .



Cosa si lascia dietro le spalle
e quale avventura ci aspetta nel futuro. . .
. . . una scelta per essere felici, ma dove sta la felicità?



Si pretende di essere artefici del proprio destino: forse lo siamo, forse non del tutto, forse. . . non lo siamo per niente. Fatto sta che si finisce per desiderare, alle volte, un messaggio che ci indichi la via. . .  



seppur alla fine non sapremo mai valutare
se questo "segno" si sia verificato
per caso o per destino?



Non sono mancate le volte in cui mi sono detta: se una cosa è successa è perché da quella cosa dovevo imparare qualcos’altro; se è successa era giusto che le cose andassero così, ma non credendo in un grande disegno mi ripetevo che queste affermazioni altro non erano che giustificazioni rivolte, prima di tutto, a me stessa.



Forse come c’è un perché, rispettivamente, c’è anche una risposta. . .
Eppure continuo a chiedermi:
se a tutto c’è una risposta,
sapremo davvero, al momento giusto,
comprenderne il significato?



Mentre me lo chiedo guardo il mare e resto incantata dal volo dei gabbiani. . .
Vorrei come un gabbiano spiccare il volo verso il cielo più blu.
Vorrei come un gabbiano danzare sulla superficie dell’acqua, sfiorarla appena.
Vorrei come un gabbiamo raggiungere le mete che più desidero in un battito d’ali.
Vorrei come un gabbiano essere libera, seppur la libertà è qualcosa a cui miriamo per evadere dalla prigione di noi stessi.





Blumoon



* * * * * * * * * * * *
Preghiera di uno che si è perso, e dunque, a dirla tutta, preghiera per me. Signore Buon Dio, abbiate pazienza, sono di nuovo io. 
Dunque, qui le cose vanno bene, chi più chi meno, ci si arrangia, in pratica, si trova poi sempre il modo di cavarsela, voi mi capite, insomma, il problema non è questo.
Il problema sarebbe un altro, se avete la pazienza di ascoltarmi.

Il problema è questa strada, bella strada questa che corre e scorre e soccorre, ma non corre diritta, come potrebbe e nemmeno storta come saprebbe, no.
Curiosamente si disfa. 
Credetemi (per una volta voi credete a me) si disfa.
Dovendo riassumere, se ne va un po’ di qua, un po’ di là, presa da improvvisa
libertà.

Chissà. 
Adesso, non per sminuire, ma dovrei spiegarvi questa cosa, che è cosa da uomini, e non è cosa da Dio, di quando la strada che si ha davanti si disfa, si perde, si sgrana, si eclissa, non so se avete presente, ma è 
facile che non abbiate presente, è una cosa da uomini, in generale, perdersi.

Non è roba da Voi.
Bisogna che abbiate pazienza e mi lasciate spiegare.
Faccenda di un attimo.
Innanzitutto non dovete farvi fuorviare dal fatto che, tecnicamente parlando, non si può negarlo, questa strada che corre, scorre, soccorre, sotto le ruote di questa carrozza, effettivamente, volendo attenersi ai fatti, non si disfa affatto.
Tecnicamente parlando. 
Continua diritta, senza esitazioni, neanche un timido bivio, niente.
Diritta come un fuso. Lo vedo da me. Ma il problema, lasciatevelo dire, non sta qui. Non è di questa strada, fatta di terra e polvere e sassi, che stiamo parlando. La strada in questione è un’altra. E corre non fuori, ma dentro. Qui dentro.



Non so se avete presente: la mia strada.



Ne hanno tutti una, lo saprete anche voi, che tra l’altro, non siete estraneo al progetto di questa macchina che siamo, tutti quanti, ognuno a modo suo.
Una strada dentro ce l’hanno tutti, cosa che facilita, per lo più, l’incombenza di questo viaggio nostro, e solo raramente, ce lo complica.
Adesso è uno dei momenti che lo complica.
Volendo riassumere, è quella strada, quella dentro, che si disfa, si è disfatta, benedetta, non c’è più.
Succede, credetemi, succede. E non è una cosa piacevole.
Io credo che quella vostra trovata del diluvio universale, sia stata in effetti una trovata geniale. Perché a voler trovare un castigo, mi chiedo cosa sia meglio che lasciare un povero cristo da solo in mezzo a quel mare. Neanche una spiaggia. Niente. Uno scoglio. Un relitto derelitto. Neanche quello. Non un segno per capire da che parte andare, per andarci a morire.
So perfettamente qual è la domanda, è la risposta che mi manca.
Corre questa carrozza, e io non so dove.

Penso alla risposta, e nella mia mente diventa buio. Così questo buio io lo prendo e lo metto nelle vostre mani.
E vi chiedo Signore Buon Dio di tenerlo con voi un’ora soltanto, tenervelo in mano quel tanto che basta per scioglierne il nero, per scioglierne il male che fa nella testa, quel buio nel cuore, quel nero, vorreste?
Potreste anche solo chinarvi, guardarlo, sorriderne, aprirlo, rubargli una luce e lasciarlo cadere che tanto a trovarlo ci penso poi io, a vedere dov’è. 
Una cosa da nulla per voi, così grande per me.

Mi ascoltate Signore Buon Dio?
Non è chiedervi tanto, è solo una preghiera, che è un modo di scrivere il profumo dell’attesa.
Scrivete voi dove volete il sentiero che ho perduto.
Basta un segno, qualcosa, un graffio leggero sul vetro di questi occhi che guardano senza vedere, io lo vedrò.
Scrivete sul mondo una sola parola scritta per me, la leggerò.
Sfiorate un istante di questo silenzio, lo sentirò.
Non abbiate paura, io non ne ho. E scivoli via questa preghiera con la forza delle parole, oltre la gabbia del mondo, fino a chissà dove.
Amen 



(A. Baricco – tratto da Oceano Mare)



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