nov
15
Osservo le nuvole mutare… la loro forma, i lori colori… e
come una bambina mi incanto ad osservare il tempo impercettibile che passa.
Disegno volti, immagino oggetti, sogno paesaggi lontani che
si susseguono davanti ai miei occhi… e come i pensieri allo stesso tempo mi
sfuggono.
Disegno, immagino, sogno… desiderio.
Desiderio di una mano da stringere, della tua mano da
stringere… come un legame inscindibile.
Ho letto da qualche parte che la pelle, più della vista, conserva
un ricordo… e allora mi soffermo sul tuo calore, su quel piccolo contatto e lo
faccio mio.
Una parte di te ora mi vive dentro, mi trattiene dall’essere
travolta dai ricordi del passato che alimentano ferite e che
dolcemente, in questo presente, vengono
curate.
Sorrido, mi viene spontaneo… e i pensieri attenuano la loro corsa.
Torno a guardare le nuvole e penso a quel piccolo gesto, al
calore di quella mano che delicatamente mi sfiora.
Non sono poi così lontane le nuvole.
"Sei di poche parole oggi…” sorride e mi prende la
mano.
Una mano che non sento da dieci giorni ma che mi basta un tocco per riconoscerla.
Una mano che non sento da dieci giorni ma che mi basta un tocco per riconoscerla.
La pelle ha una memoria di ferro.
Mi abbandono al contatto, stringo forte quella mano, la risento mia.
Mi abbandono al contatto, stringo forte quella mano, la risento mia.
(Giulia Carcasi - Ma le
stelle quante sono-)